Torniamo dopo un breve periodo di vacanza/assenza. Era pur sempre agosto anche per noi. Oggi vi presentiamo una delle pellicole più importanti per l'evoluzione della cinematografia mondiale, stiamo parlando de L'Homme Orchestre, L'uomo orchestra, di Meliés.
Dalla durata brevissima, circa un minuto e mezzo, Meliés da prova di grande talento e inventiva utilizzando alla perfezione varie tecniche (mascherina-contromascherina, sovraimpressione) mescolandole e amalgamandole, arrivando a creare un'opera che potremmo osare definire concettuale: in una manciata di secondi mostra al mondo le potenzialità di tecniche e strumenti, operazioni che trasformano il cinema da mera ripresa della realtà a utensile divino col quale creare, distruggere, modificare la realtà. Certo, questa sua vena sperimentale la possiamo ritrovare in molte altre sue opere (alcune delle quali già caricate su questo blog) ma nella maggior parte dei casi le tecniche usate sono funzionali alla trama. Ne L'Homme orchestre invece non c'è trama, solo il susseguirsi di dimostrazioni delle potenzialità del cinema.
E' un po' come se Meliés volesse dire "Ecco cosa sono riuscito a fare io, forza, provate voi... Le possibilità sono illimitate.". Pensando poi al cinema moderno, c'è anche da riflettere su come si sia trasformato il tutto. Una volta se si voleva fare una cosa si lavorava direttamente sulla pellicola, ora si fa tutto (o quasi tutto) al pc, la pellicola non la si vede proprio. Forse sarà esagerato dirlo, ma è come se si fosse perso il contatto fisico col cinema, il lato passionale e viscerale della cosa. Ma queste saranno solo paranoie di un nerd di periferia...
Buona visione.
sabato 29 agosto 2009
martedì 18 agosto 2009
Tetsuo: The Iron Man
Semplicemente oltre.
Uno schizzofrenico viaggio post-industriale dettato da un morboso feticismo. Immagini forti, colonna sonora claustrofobica e un montaggio a dir poco sperimentale rendono questa pellicola unica nel suo genere, nonchè una pietra miliare del Cyberpunk nipponico.
Senza considerare che questo è il primo lungometraggio di Shinya Tsukamoto, dove oltre a gestire la regia interpreta anche il ruolo del feticista del metallo.
La trama non è sempre chiara come dovrebbe, questo non fa che aggiungere fascino alle pellicola e lo fa avvicinare al genere Weird, ma in sostanza la storia è questa:
Un feticista estremo ama inserire pezzi di metallo nella propria carne, finchè un infezione lo sorprenderà nel suo atto perverso. Impaurito scappa per la città dove viene investito da un uomo, che stranamente inizia ad avere mutazioni.

Le influenze di David Cronenberg sul cinema di Tsukamoto sono palesi: il pericoloso mischiarsi di carne e macchina sono temi ricorrenti per entrambi i registi, il canadese interpreta tutto ciò in chiave più psicologica, Tsukamoto è pura follia. Pellicole estreme che hanno segnato la storia del Cyberpunk.
I dialoghi sono praticamente inesistenti, non resta che abbandonarvi a poco più di un'ora di visioni post-industriali in ambientazioni che potranno facilmente ricordarvi il film culto Eraserhead del maestro weird David Lynch.
http://www.veoh.com/browse/videos/category/entertainment/watch/v188410fj23fNgB
Uno schizzofrenico viaggio post-industriale dettato da un morboso feticismo. Immagini forti, colonna sonora claustrofobica e un montaggio a dir poco sperimentale rendono questa pellicola unica nel suo genere, nonchè una pietra miliare del Cyberpunk nipponico.
Senza considerare che questo è il primo lungometraggio di Shinya Tsukamoto, dove oltre a gestire la regia interpreta anche il ruolo del feticista del metallo.
La trama non è sempre chiara come dovrebbe, questo non fa che aggiungere fascino alle pellicola e lo fa avvicinare al genere Weird, ma in sostanza la storia è questa:
Un feticista estremo ama inserire pezzi di metallo nella propria carne, finchè un infezione lo sorprenderà nel suo atto perverso. Impaurito scappa per la città dove viene investito da un uomo, che stranamente inizia ad avere mutazioni.
Le influenze di David Cronenberg sul cinema di Tsukamoto sono palesi: il pericoloso mischiarsi di carne e macchina sono temi ricorrenti per entrambi i registi, il canadese interpreta tutto ciò in chiave più psicologica, Tsukamoto è pura follia. Pellicole estreme che hanno segnato la storia del Cyberpunk.
I dialoghi sono praticamente inesistenti, non resta che abbandonarvi a poco più di un'ora di visioni post-industriali in ambientazioni che potranno facilmente ricordarvi il film culto Eraserhead del maestro weird David Lynch.
http://www.veoh.com/browse/videos/category/entertainment/watch/v188410fj23fNgB
venerdì 14 agosto 2009
Carrie - lo sguardo di Satana
La pellicola che oggi proponiamo, tratta da un romanzo di Stephen King e messa su schermo da Brian De Palma, non mi va di considerarla come di un semplice film horror tutto sangue, dolore e morte. Qui c'è di più. Il personaggio principale cambia da protagonista e antagonista continuamente, superando le convenzioni imposte dal suddetto genere. Tutto lo svolgere del film si basa semplicemente sulla ricerca di Carrie di essere felice, ma la vita con tutta la sua nuda crudeltà e cattiveria verrà sempre a schiantarla nel fango.
Figlia di una madre con una impostazione mentale che si avvicina più alla pazzia che alla religione, Carrie è una ragazza acqua&sapone e timidissima, con evidenti difficoltà nell'avere una vita sociale o semplicemente nel fare amicizie. Rintanata nel suo guscio, l'arrivo della pubertà è come un morso di serpente di cui non riuscirà mai a trovare l'antidoto: il suo corpo che cambia assieme con le sue pulsioni la rende più consapevole dell'essere donna ma in egual modo insicura e vulnerabile verso gli altri. Altro punto fondamentale nello svolgersi della storia è l'elemento paranormale, la scoperta della sua capacità di telecinesi (ovvero di muovere oggetti con la mente) che sembra arrivare come un dono dal cielo in un momento di estremo bisogno. Grazie a ciò Carrie riesce a rompere le gabbie emotive in cui era rinchiusa e a vedere uno spiraglio di luce,anche con l'aiuto di un presunto compagno di cui lei si è invaghita. Tutto sembra andare per il verso giusto quando per l'ennesima volta la spietatezza delle amiche invidiose si abbatte su di lei, facendo letteralmente "traboccare il vaso". Da quel momento un poi le cose non saranno più le stesse per nessuno.
E' difficile non immedesimarsi almeno un pò nella nostra cara Carrie, o almeno non provare pietà e un senso di empatia e comprenione nel suoi confronti. Anche il titolo "Carrie - Lo sguardo di Satana" sembra prendersi gioco di lei, proprio lei che è simile ad un angelo finito per caso tra le viscere dell'inferno. Di satanico Carrie non ha proprio nulla, o meglio sono state tutte le batoste della vita a renderla così; se per satanico vogliamo intendendere "maligno, cattivo e senza un minimo di amore" credo che Carrie sia l'unica a distinguersi in un paese di diavoli. E non si riesce ad accettare un finale come quello che sogna la sua amica, perchè anche il più distorto e infame tra gli dei avrebbe pietà della sua povera, martoriata anima.
Da vedere dall'inizio alla fine. CARRIE WHITE REST IN HEAVEN!
mercoledì 12 agosto 2009
Jesus Christ Vampire Hunter
Rieccoci a voi, non siamo spariti. Ritorniamo portandovi una piccola chicca, film cult in tutto il mondo: Jesus Christ Vampire Hunter. Ci troviamo davanti ad una delle migliori pellicole trash degli ultimi anni, una spanna sopra le produzioni Troma, dove lo splatter si mischia in modo quasi impeccabile con la blasfemia.

Parliamo subito della trama: un professore pazzo decide di aiutare un gruppo di vampiri a sopravvivere ai raggi solari, per rendere ciò possibile farà dei trapianti epidermici prelevando la materia prima dalla comunità lesbo locale. Il mondo è quindi in pericolo, tutte le lesbiche sono in pericolo... chi mai potrà salvarci tutti? Ovviamente il Salvatore per eccellenza, Gesù Cristo! Che con mosse di arti marziali e bontà innata riporterà pace e serenità.

Forse, anzi, sicuramente i più ferventi cattolici bolleranno tutto ciò come pure eresia, frutto del demonio, noi semplicemente diciamo che ogni tanto della sana ironia non può che far assolutamente bene. Diciamocelo chiaro e tondo è impossibile non ridere guardando certi colpi di genio presenti in questo film... Quasi riescono a superare la genialità della scena di Braindead - Splatters di Peter Jackson in cui compare l'epocale prete Ninja di Dio. Sicuramente da un punto di vista puramente tecnico il film risente del budget irrisorio e dell'amatorialità delle riprese ma nessuno, neppure il regista ha mai voluto prendersi troppo sul serio nella realizzazione di questo film, forse per questo è uscito così maledettamente bene. Volete fare un regalo alla vostra anima così corrotta dai piaceri della carne? Bene, guardatevelo, non ve ne pentirete!
Parliamo subito della trama: un professore pazzo decide di aiutare un gruppo di vampiri a sopravvivere ai raggi solari, per rendere ciò possibile farà dei trapianti epidermici prelevando la materia prima dalla comunità lesbo locale. Il mondo è quindi in pericolo, tutte le lesbiche sono in pericolo... chi mai potrà salvarci tutti? Ovviamente il Salvatore per eccellenza, Gesù Cristo! Che con mosse di arti marziali e bontà innata riporterà pace e serenità.
Forse, anzi, sicuramente i più ferventi cattolici bolleranno tutto ciò come pure eresia, frutto del demonio, noi semplicemente diciamo che ogni tanto della sana ironia non può che far assolutamente bene. Diciamocelo chiaro e tondo è impossibile non ridere guardando certi colpi di genio presenti in questo film... Quasi riescono a superare la genialità della scena di Braindead - Splatters di Peter Jackson in cui compare l'epocale prete Ninja di Dio. Sicuramente da un punto di vista puramente tecnico il film risente del budget irrisorio e dell'amatorialità delle riprese ma nessuno, neppure il regista ha mai voluto prendersi troppo sul serio nella realizzazione di questo film, forse per questo è uscito così maledettamente bene. Volete fare un regalo alla vostra anima così corrotta dai piaceri della carne? Bene, guardatevelo, non ve ne pentirete!
venerdì 7 agosto 2009
L'Uccello dalle Piume di Cristallo
Anno 1970, il giovane Dario Argento viene incaricato di realizzare un film tratto dal romanzo La Statua che Urla. Durante la fase di scrittura l'opera viene però stravolta ed è da qui che parte la leggenda del cinema Giallo all'italiana.
Nonostante ciò, nel film si trovano diversi punti deboli tra i quali la tensione, non sempre accentuata come dovere, la componente orrorifica che manca completamente in questa pellicola e i ruoli un po' troppo stereotipati dei personaggi (ma forse è questo film, che ispira gli stereotipi?)
Escludendo questi piccoli, seppur rilevanti, particolari il film è comunque di altissimo livello, sopratutto per il finale (di cui non svelerò nulla) e la sua importanza storica: un'ora e mezza per dettare le regole del giallo, buttando un occhio sul passato e aprire la strada per i meravigliosi anni '70.
mercoledì 5 agosto 2009
Viaggio attraverso l'impossibile
Torniamo a parlare di fantascienza e torniamo ancora a parlare di quelle pellicole che hanno segnato in modo indelebile la storia del cinema mondiale. Méliès torna a cimentarsi coi viaggi fantastici già solo dopo un anno, è infatti del 1903 il suo Voyage à travers l'impossible - Viaggio attraverso l'impossibile, pellicola che riprende l'esperienza di Viaggio nella luna ma che sperimenta nuove trovate narrative e stilistiche.
Viene ripreso lo schema narrativo e possiamo ritrovare passo passo ciò che già avevamo visto nel primo capolavoro del regista francese. Qui ad essere protagonista è uno scienziato che, costruito un mezzo di trasporto all'avanguardia, accompagna i suoi passeggeri attraverso l'impossibile. Prima tappa la Svizzera poi dritti fino al cielo e al sole e da qui si ritorna sulla terra, precipitando in mare (chiara la citazione) fino a tornare al mondo civilizzato.
Da notare i colori della pellicola dovuti non tanto a prodigi tecnologici quando al lavoro di alcuni artisti dell'epoca che hanno dipinto a mano la pellicola, permettendoci di avere tra le mani un gioiellino di film. Come già detto per Viaggio nella luna, pure questo film deve essere parte fondamentale del bagaglio culturale di chiunque si professi amante del buon cinema.
Viene ripreso lo schema narrativo e possiamo ritrovare passo passo ciò che già avevamo visto nel primo capolavoro del regista francese. Qui ad essere protagonista è uno scienziato che, costruito un mezzo di trasporto all'avanguardia, accompagna i suoi passeggeri attraverso l'impossibile. Prima tappa la Svizzera poi dritti fino al cielo e al sole e da qui si ritorna sulla terra, precipitando in mare (chiara la citazione) fino a tornare al mondo civilizzato.
Da notare i colori della pellicola dovuti non tanto a prodigi tecnologici quando al lavoro di alcuni artisti dell'epoca che hanno dipinto a mano la pellicola, permettendoci di avere tra le mani un gioiellino di film. Come già detto per Viaggio nella luna, pure questo film deve essere parte fondamentale del bagaglio culturale di chiunque si professi amante del buon cinema.
venerdì 31 luglio 2009
Bambi meets Godzilla
Una chicca di due minuti, che non necessita di nessuna recensione. Diciamo solo che nel 1994 è stato votato tra i 50 migliori cartoni animati di tutti i tempi.
Guardatelo.
Guardatelo.
giovedì 30 luglio 2009
Un chien andalou - Un cane andaluso
Oggi vogliamo iniziare un nuovo percorso cinematografico che ci porterà alla visione delle pellicole più significative del cinema d'avanguardia.
Prima di tutto dobbiamo contestualizzare un po', per meglio capire cosa ci ritroveremo a vedere. Il cinema d'avanguardia fu un cinema ribelle, sovversivo e dissacrante, che non produsse molte opere, ma che ebbe un fondamentale impatto sugli sviluppi successivi della settima arte. Grossomodo lo si può collocare cronologicamente tra il 1909 e il 1929 ed è un fenomeno nato e cresciuto solamente in Europa, gli artisti delle avanguardie italiane, russe, francesi, tedesche e scandinave usarono il cinema per creare spettacoli visivi che si allontanavano dall'allora dominante cinema narrativo-commerciale, per creare un spettacolo visivo nuovo.
Questo nostro percorso non sarà cronologico, vogliamo infatti partire dalla pellicola più famosa, l'unica che riuscì ad imporre nell'immaginario collettivo un fotogramma dal forte impatto emotivo.
Stiamo parlando di Un chien andalou, Un cane andaluso. Pellicola del 1929 scritta, prodotta ed interpretata da Luis Buñuel e Salvador Dalì e diretta dal solo Buñuel. Le sue radici affondano nel surrealismo francese anche se riesce ad andare oltre costruendo un'attenta critica al Dadaismo. I due autori infatti costruiscono una storia, quindi le immagini appaiono funzionali al soggetto stesso e non sono più semplici elementi visivi attrattivi (come invece accadeva nelle pellicole dada). Il film è un susseguirsi di scene senza apparente connessione, che causa nello spettatore l'impressione di assistere alla messa in scena di un delirio onirico. In realtà i contenuti hanno significati molto profondi, leggibili alla luce della psicanalisi. Il tema del film è quello di un uomo e una donna attratti reciprocamente da una pulsione erotica intensa e violenta (tra le prime rappresentazioni cinematografiche di una sensualità così esplicita), ma una serie di situazioni e figure si interpongono fra i due. Le visioni sembrano scaturire dall'inconscio più profondo dell'uomo (ricordi di scuola, il doppio, la scatola con gli oggetti cari), mentre la donna è quella che guarda, attende e cerca l'uomo, ma quando viene toccata lo respinge con orrore.
Riguardo questa pelliccola si potrebbero scrivere libri interi e l'han già fatto persone sicuramente più preparate e competenti di noi, quindi non vogliamo aggiungere altro, speriamo solo di aver stuzzicato la vostra curiosità. Il senso di questo nostro percorso attraverso l'avanguardia di inizio secolo ha il semplice scopo di mostrare come queste pellicole sovversive e immorali per i canoni dell'epoca siano state la forza trainante di tutto un cinema che verrà in futuro. Cinema che noi amiamo e apprezziamo e cerchiamo di aiutare ad emergere come possiamo anche attraverso questo blog. I temi onirici e surreali, tutta l'analisi psicologica e psicanalitica, gli aspetti violenti e disturbanti... Tutti nati attraverso queste poche ma fondamentali pellicole di inizio '900.
Buona visione di Un chien andalou.
Prima di tutto dobbiamo contestualizzare un po', per meglio capire cosa ci ritroveremo a vedere. Il cinema d'avanguardia fu un cinema ribelle, sovversivo e dissacrante, che non produsse molte opere, ma che ebbe un fondamentale impatto sugli sviluppi successivi della settima arte. Grossomodo lo si può collocare cronologicamente tra il 1909 e il 1929 ed è un fenomeno nato e cresciuto solamente in Europa, gli artisti delle avanguardie italiane, russe, francesi, tedesche e scandinave usarono il cinema per creare spettacoli visivi che si allontanavano dall'allora dominante cinema narrativo-commerciale, per creare un spettacolo visivo nuovo.
Questo nostro percorso non sarà cronologico, vogliamo infatti partire dalla pellicola più famosa, l'unica che riuscì ad imporre nell'immaginario collettivo un fotogramma dal forte impatto emotivo.
Stiamo parlando di Un chien andalou, Un cane andaluso. Pellicola del 1929 scritta, prodotta ed interpretata da Luis Buñuel e Salvador Dalì e diretta dal solo Buñuel. Le sue radici affondano nel surrealismo francese anche se riesce ad andare oltre costruendo un'attenta critica al Dadaismo. I due autori infatti costruiscono una storia, quindi le immagini appaiono funzionali al soggetto stesso e non sono più semplici elementi visivi attrattivi (come invece accadeva nelle pellicole dada). Il film è un susseguirsi di scene senza apparente connessione, che causa nello spettatore l'impressione di assistere alla messa in scena di un delirio onirico. In realtà i contenuti hanno significati molto profondi, leggibili alla luce della psicanalisi. Il tema del film è quello di un uomo e una donna attratti reciprocamente da una pulsione erotica intensa e violenta (tra le prime rappresentazioni cinematografiche di una sensualità così esplicita), ma una serie di situazioni e figure si interpongono fra i due. Le visioni sembrano scaturire dall'inconscio più profondo dell'uomo (ricordi di scuola, il doppio, la scatola con gli oggetti cari), mentre la donna è quella che guarda, attende e cerca l'uomo, ma quando viene toccata lo respinge con orrore.
Riguardo questa pelliccola si potrebbero scrivere libri interi e l'han già fatto persone sicuramente più preparate e competenti di noi, quindi non vogliamo aggiungere altro, speriamo solo di aver stuzzicato la vostra curiosità. Il senso di questo nostro percorso attraverso l'avanguardia di inizio secolo ha il semplice scopo di mostrare come queste pellicole sovversive e immorali per i canoni dell'epoca siano state la forza trainante di tutto un cinema che verrà in futuro. Cinema che noi amiamo e apprezziamo e cerchiamo di aiutare ad emergere come possiamo anche attraverso questo blog. I temi onirici e surreali, tutta l'analisi psicologica e psicanalitica, gli aspetti violenti e disturbanti... Tutti nati attraverso queste poche ma fondamentali pellicole di inizio '900.
Buona visione di Un chien andalou.
lunedì 27 luglio 2009
Rosso Sangue
Forse al grande pubblico D'Amato viene in mente per tutti i film erotici ma la sua vera passione erano gli horror, anche per questo nel corso della sua carriera è riuscito a fondare una piccola casa di produzione che ha dato i natali, cinematograficamente parlando, ai primi lavori di Lamberto Bava e Michele Soavi. Purtroppo D'Amato riuscì a girare solo una manciata di horror ma con questi pochi riusci ad imporsi internazionalmente, per questo ancora oggi è riconosciuto come uno dei registi più importanti al mondo. Sicuramente i suoi horror più famosi sono Buio Omega e Antropophagus. Il film che invece vi presentiamo oggi, Rosso sangue, inizialmente doveva essere il seguito di Antropophagus anche se poi Luigi Montefiori, sceneggiatore e protagonista (per intenderci, il mitico cannibale che nel primo film si mangia prima suo figlio poi le sue stesse interiora), decise di modificare la storia e rendere la pellicola indipendente da qualsiasi altra storia.
Ma veniamo alla storia, il protagonista è Niko, un criminale che ferito in un inseguimento è costretto a sottoporsi a cure mediche in ospedale. Qui si scopre che l'uomo è una sorta di super-uomo, con una rigenerazione cellulare impressionante che lo rende praticamente invulnerabile. Ecco, qua possiamo dire che finisce la trama e inizia il massacro. Niko pur di evadere dall'ospedale e poi scappare via sperimenta ogni modo possibile per uccidere le persone. In ospedale mieterà le sue prime vittime, poi si rifugerà in una macelleria dove si sentirà a suo agio tra tanto sangue e quindi olè, altri omicidi. La parte finale del film si svolgerà in una casa dove Niko tenterà un massacro che non andrà a buon fine...
Sicuramente uno dei meriti di Joe D'Amato è quello di essere riuscito ad andare oltre i normali canoni negli omicidi. Non dei semplici assassini ma veri e propri maniaci, che uccidono senza uno scopo preciso. Siamo di fronte al primo slasher italiano, forse il più riuscito nel nostro cinema di genere, che è si fortemente debitore nei confronti di Halloween di Carpenter (violenza gratuita, super-uomo invulnerabile..) ma che sicuramente rappresenta la migliore rielaborazione del film americano. Difficilmente negli slasher si riesce a trovare così tante uccisioni spettacolari.
Un film che farà felici gli appassionati e che potrebbe far conoscere meglio Joe D'Amato a chi ancora non si è avventurato nella sua cinematografia. Un film da vedere anche solo ed unicamente per i metodi poco convenzionali di uccisione. Buona visione.
domenica 26 luglio 2009
Viaggio nella luna
Riflettendoci, non ha senso iniziare un percorso sulla fantascienza o suoi filoni senza prima citare le basi su cui si poggia il genere stesso. Ci sembra giusto, quindi, affiancare alla fantascienza moderna anche i primi film che possono essere ricondotti al genere, pellicole che in molti casi tutti conosciamo in modo però inconscio. Questo perchè certe sequenze, certi fotogrammi fanno parte dell'immaginario collettivo anche se non tutti ne conoscono la loro origine. Uno dei casi più importanti è sicuramente quello della Luna di Méliès.
Questo famosissimo fotogramma è tratto da Viaggio nella luna, quello che può essere considerato il capolavoro assoluto del pioniere filmico francese che assieme a Viaggio nell'impossibile (che posteremo tra pochi giorni) sono le matrici che daranno poi forma alla fantascienza come la conosciamo noi. Parliamo di fantascienza anche se per inizio '900 sarebbe più consono parlare di cinema fantastico, visto la poca suddivisione in generi che ancora permaneva all'epoca. Méliès e pochi altri si discostavano dal cinema fatto di vita reale, avevano capito che le possibilità che questa nuova arte offriva erano praticamente infinite. Ecco quindi che ampio spazio veniva lasciato all'ingegno e all'immaginazione, sfruttando tutto ciò che si poteva. Si deve a loro (ma in particolare a Méliès stesso) l'invenzione del montaggio e di altre tecniche cinematografiche. Insomma, tutti si ricordano dei Lumiere, forse sarebbe anche il caso di citare Georges Méliès.
Ma veniamo alla pellicola in questione. Nasce come esplicita parodia di Dalla terra alla luna di Jules Verne e di I primi uomini sulla luna di H. G. Wells e viene girato nel 1902 nei pressi di Parigi. Muto, girato con pellicola b/n a 16 fotogrammi al secondo è composto come film a quadri, cioè come una serie di scene a inquadratura fissa (con sfondi diversi e durata variabile), inanellate una all'altra per comporre una storia. La sensazione è sicuramente quella di trovarsi davanti ad uno spettacolo teatrale, o meglio, ad un balletto vista la frenesia e la velocità in cui le varie scene si susseguono. Ma veniamo alla storia, un gruppo di astronomi decide di mandare degli uomini sulla luna per esplorarla mediante un enorme proiettile che si andrà a conficcare poi nell'occhio del satellite. Uno volta sbarcati scopriranno che la luna è abitata da degli indigeni appartenenti ad una fiorente società gerarchica con tanto di re. Il film si chiude con la roccambolesca fuga degli uomini che per scappare dalla prigionia a cui li avevano ridotti gli indigeni faranno cadere il proiettile verso il basso, verso la Terra.
Un film fondamentale per qualsiasi appassionato di sci-fi ma che merita d'essere visto da chiunque sia interessao al cinema in generale. Pietre miliari della nostra cultura come questa dovrebbero essere fatte vedere nelle scuole. La cultura non è fatta solo di libri.
Questo famosissimo fotogramma è tratto da Viaggio nella luna, quello che può essere considerato il capolavoro assoluto del pioniere filmico francese che assieme a Viaggio nell'impossibile (che posteremo tra pochi giorni) sono le matrici che daranno poi forma alla fantascienza come la conosciamo noi. Parliamo di fantascienza anche se per inizio '900 sarebbe più consono parlare di cinema fantastico, visto la poca suddivisione in generi che ancora permaneva all'epoca. Méliès e pochi altri si discostavano dal cinema fatto di vita reale, avevano capito che le possibilità che questa nuova arte offriva erano praticamente infinite. Ecco quindi che ampio spazio veniva lasciato all'ingegno e all'immaginazione, sfruttando tutto ciò che si poteva. Si deve a loro (ma in particolare a Méliès stesso) l'invenzione del montaggio e di altre tecniche cinematografiche. Insomma, tutti si ricordano dei Lumiere, forse sarebbe anche il caso di citare Georges Méliès.
Ma veniamo alla pellicola in questione. Nasce come esplicita parodia di Dalla terra alla luna di Jules Verne e di I primi uomini sulla luna di H. G. Wells e viene girato nel 1902 nei pressi di Parigi. Muto, girato con pellicola b/n a 16 fotogrammi al secondo è composto come film a quadri, cioè come una serie di scene a inquadratura fissa (con sfondi diversi e durata variabile), inanellate una all'altra per comporre una storia. La sensazione è sicuramente quella di trovarsi davanti ad uno spettacolo teatrale, o meglio, ad un balletto vista la frenesia e la velocità in cui le varie scene si susseguono. Ma veniamo alla storia, un gruppo di astronomi decide di mandare degli uomini sulla luna per esplorarla mediante un enorme proiettile che si andrà a conficcare poi nell'occhio del satellite. Uno volta sbarcati scopriranno che la luna è abitata da degli indigeni appartenenti ad una fiorente società gerarchica con tanto di re. Il film si chiude con la roccambolesca fuga degli uomini che per scappare dalla prigionia a cui li avevano ridotti gli indigeni faranno cadere il proiettile verso il basso, verso la Terra.
Un film fondamentale per qualsiasi appassionato di sci-fi ma che merita d'essere visto da chiunque sia interessao al cinema in generale. Pietre miliari della nostra cultura come questa dovrebbero essere fatte vedere nelle scuole. La cultura non è fatta solo di libri.
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